Qualche giorno fa l’agenzia milanese di traduzioni Agostini Associati ha diramato gli esiti della sua terza indagine annuale sulla presenza dell’itanglese nel linguaggio delle imprese italiane (http://www.agostiniassociati.it/itanglese.php). La crescita degli anglicismi nel settore, calcolata “su una base di documenti tradotti dall’italiano verso altre lingue nell’anno 2011 versus una base equivalente del 2010”, è risultata ben del 343%. Ecco la lista dei dieci più gettonati (a farla da padrone, c’era da aspettarselo, le nuove tecnologie): 1. spread; 2. smart; 3. like; 4. social; 5. tablet; 6. business; 7. default; 8. brand; 9. screenshot; 10. device. A ridosso della top ten – stiamo al gioco – i soliti, orribili adattamenti ormai familiari a molti: sharare, taggare, forwardare, performare, splittare, schedulare.
“La cosa divertente”, osserva Ale Agostini (socio dell’agenzia), è che “alcuni traduttori automatici sembrano amare ed usare l’italiano più degli italiani stessi: se ad esempio vado su Google Translate e chiedo di tradurre in italiano la frase ‘my tablet is a smart device’, Google traduce tutto […] senza Itanglese”. Come? “La mia tavoletta è un dispositivo intelligente”.
