Vocabolario. Una guida contro la lingua di gomma
26/03/2010Ospitiamo volentieri nell’Osservatorio questo bell’intervento che Lucio D’Arcangelo ha scritto per il quotidiano “Il Tempo” (6 dicembre 2009):
Chi direbbe che tra le due “parole dell’anno” indicate da un lessicografo c’è taggare, che è un inutile doppione di “etichettare”? Quanti effimeri forestierismi come glasnost e deregulation sono stati accolti nei dizionari della nostra lingua? Quanti neologismi durati lo spazio di un mattino? Oggi più che mai si sente l’esigenza di un vocabolario italiano, in cui non ci si trovi di fronte a termini inglesi più o meno contraffatti, né ad aborti come attenzionare, ma a parole come argomentare/ ragionare /disputare.
“Il fiume reale della nostra lingua moderna e contemporanea, che pare ingrossarsi e intorbidarsi paurosamente per l’affluenza di sempre più numerosi e imprevedibili torrenti, deve essere ridotto a un corso d’acqua meno imponente, ma più unitario, più limpido e più costante, ben dominabile dal parlante, dall’insegnante, dal lessicografo”, scriveva in proposito Giovanni Nencioni. Non c’è vocabolario che risponda a questi requisiti meglio dello Zingarelli. Il sempre vivo Zingarelli, a cui hanno attinto tanti italiani, è giunto alla dodicesima edizione ed il merito va tutto alla Zanichelli che lo ha tenuto in costante aggiornamento. La fortuna dello Zingarelli si deve al fatto che in esso circola la linfa più autentica della, nostra lingua, dispersa e oscurata nei vocabolari più recenti, sia in quelli cosiddetti “dell’uso” che propongono un italiano minimale, ricavato per sottrazione, sia in quelli, più ambiziosi e voluminosi, basati su di un “uso medio” (un “abuso medio”, lo chiama Massimo Arcangeli nella prefazione) ricavato da quelle liste di frequenza che si ottengono con i programmi informatici, i quali purtroppo non sono così “intelligenti” come si vorrebbe e quindi possono escludere parole come “zucchero” o “portalettere” solo perché non vengono usate così frequentemente come la parola “ciao”. Nicola Zingarelli non conobbe l’informatica, ma, diversamente da quanti ne fanno uso e abuso, sapeva bene dove sta, e dove non sta, la lingua italiana. Perciò il suo vocabolario è una fonte preziosa per rimettere in circolazione un patrimonio linguistico plurisecolare, abbandonato per fretta, pigrizia o peggio ignoranza. Nell’edizione attuale vengono esplicitamente segnalate 2900 “parole da salvare” come giubilo, sussiego, laconico, sardonico, blandire, irretire, e tante altre cadute nel dimenticatoio. Oggi i giovani si affidano preferibilmente ad espressioni banali o gergali, e molti insegnanti hanno rinunciato, più o meno consapevolmente, a combattere una povertà espressiva di cui non si può incolpare soltanto la televisione. Per sfruttare al meglio le risorse della nostra lingua il vocabolario include “1000 schede con sfumature di significato”: ad esempio: banale! ovvio/ trito/rifritto; burbero/ arcigno /scostante; burrasca/fortunale/uragano; ordine /livello /rango. Inoltre quello che viene definito “italiano fondamentale” non esclude gli usi anteriori, letterari, di un termine: ad esempio per “disteso” si citano “le distese campagne” di Leopardi. L’aurea misura dello Zingarelli è una lezione per molti. Bisognerà riconoscere che nessun vocabolario, e meno che mai quello di una lingua come la nostra, può rompere con la tradizione letteraria, né può basarsi unicamente sul cosiddetto “parlato spontaneo”, in base al quale l’italiano andrebbe espurgato non solo dai congiuntivi, ma anche da congiunzioni come “poiché”: che – “nota d’uso” dello Zingarelli – ” introduce una proposizione causale con verbo all’indicativo” e quindi non dovrebbe impensierire nessuno.
Lucio D’Arcangelo
14:52
Concordo in tutto ciò che lei dice . Come introduce il titolo di questo articolo ,il vocabolario italiano deve essere una buona guida e una buona medicina per curare il linguaggio sempre più scarno,povero e ridicolo che spesso ,quotidianamente ci troviamo a utilizzare. E’ per questo che la new entry ‘taggare’ non mi stupisce ;ormai il linguaggio del web si sta diffondendo velocemente al punto di prendere il posto a molte parole del vocabolario italiano sminuendone il loro uso e significato.A mio parere le nuove generazioni fanno un uso talmente esagerato del linguaggio digitale,abbandonando le parole tradizionali che hanno fatto la storia della nostra lingua .L’ideale sarebbe che la scuola per prima non abbandoni i vocaboli, gli aggettivi,i verbi,le congiunzioni,un linguaggio ricco di termini e contenuti,lasciando le espressioni gergali e banali al mondo virtuale.
Per quanto riguarda lo Zingarelli anche io ritengo sia il vocabolario migliore,infatti riesce a essere sempre attuale perchè costantemente aggiornato.