…Genitori adottivi offresi
13/10/2011Venerdì 30 settembre, nella prima di tre fitte giornate torinesi, anche la Società Dante Alighieri ha lanciato l’iniziativa “Adotta una parola”. A concorrervi i quattro maggiori dizionari italiani dell’uso, fra i quali non poteva naturalmente mancare il nostro Zingarelli. Da quando (pochi giorni or sono) il progetto è stato messo in rete, per consentire agli utenti di adottare la loro parola preferita – o, qualora nel frattempo fosse già stata presa in cura, di sostenerla –, il sito della Dante (www.ladante.it) è stato preso letteralmente d’assalto. Fra le tante motivazioni fornite dai genitori adottivi a giustificazione delle loro scelte, avendo un cane a cui sono affezionatissimo (il suo nome è Nana, da pronunciare alla francese), voglio riportare questa: “mi fa pensare al mio bellissimo cane che non c’è più”. La parola? Focatura.
Solitamente associamo l’adozione ai più piccoli. Chi adotta parole si vede spesso assegnato il compito di curarsi invece dei grandi, degli anziani, addirittura dei morti: voci poetiche o letterarie, dialettalismi designanti oggetti d’altri tempi, lessici familiari gelosamente custoditi negli scrigni della memoria. Ma se tentare di resuscitare un cadavere lessicale è un’impresa impossibile (salvo casi eccezionali), pretendere di adottarlo è pura necrofilia. Quali parole dunque adottare? Consiglierei innanzitutto le tante a rischio d’estinzione, perché non ci lascino troppo presto, ma anche molte d’uso comune: ridotta la gamma dei loro significati, soffrono delle approssimazioni del semplicismo imperante. Culliamole, educhiamole, alimentiamole. Per il valore civico, emozionale, simbolico dell’atto in sé. Per ridare senso ai piccoli gesti. Per ritrovare un filo d’entusiasmo. Perché senza entusiasmo, ha scritto Robert Musil, l’essere umano non può pensare di farcela.
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19:55
Ritengo che questa sia una iniziativa assolutamente utile perchè numerose parole sono cadute in disuso ed è un vero peccato, considerando che alcune di queste non hanno un loro corrispettivo o non possiedono la medesima pienezza evocatica. Come lei ha scritto in un’altro articolo(Parole da non dimenticare. Per avere un futuro, 15/11/2009), molteplici possono essere le motivazioni per continuare ad usare determinate parole: musicalità, insostituibilità, potere evocativo di prose e versi lettererari… Inoltre, si potrebbe rivelare come un’ottima iniziativa per poter allargare il patrimonio vocabolaristico di ciascun parlante.