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Puritani involontari in erba. Nella Grande Mela

10/04/2012

Il “New York Post” del 26 marzo (Y. Gonen, PC student test forbid dance, & lots more) informa dei contenuti di una direttiva inviata dal Dipartimento dell’Educazione agli editori dei test da somministrare agli studenti delle scuole elementari della città di New York, più volte all’anno, per misurarne i progressi nello studio. La direttiva vieta d’ora in poi di fare ricorso, nella stesura dei test, a una cinquantina fra parole e locuzioni imputate di turbare le menti dei giovanissimi allievi. Non è certo la prima iniziativa americana in tal senso, ma la lista delle voci bandite dalle scuole primarie della Grande Mela: 1)  è lunga quasi il doppio rispetto a quelle di analoghe disposizioni impartite nei diversi Stati degli USA; 2) comprende testimoni assenti negli  elenchi finora prodotti, come extraterrestri (creatures from outer space) e personaggi famosi (celebrities).

 

Altre unità, concettuali e verbali, su cui si è abbattuta la scure della burocrazia scolastica newyorkese? Droghe, sigarette («and other smoking paraphernalia») e alcolici. Disastri e calamità naturali, come tsunami e uragani. Il terrorismo, la violenza, il crimine. Le guerre e lo spargimento di sangue (bloodshed), la violenza, il terrorismo, il crimine. Armi (in particolare quelle nucleari) e “materiale traumatico”, «including particularly upsetting such as animal shelters». Pornografia, sesso, funzioni corporali (bodily functions). Pratiche occulte (come la chiaroveggenza) e parapsicologia, arti magiche (witchcraft) e stregoneria (sorcery). La caccia e il junk food. La povertà, la fuga (running away), il disagio dei senzatetto (homelessness). Gli animali nocivi (vermin), come ratti e blatte. Le malattie, in particolare il cancro, e la morte.  Gli abusi fisici e sessuali, emotivi o psicologici, e i bambini con gravi problemi («children dealing with serious issues»). La schiavitù e la perdita del lavoro (loss of employment). La politica e il divorzio, «because kids taking the tests may have relatives who split from spouses or are ill». Il ballo (dancing), «because some sects object» – del balletto si può invece parlare -, e ancora il rap e il rock-and-roll. La televisione e i videogiochi, per il loro uso smodato. Il gioco d’azzardo (gambling), qualora preveda la possibilità di scommesse in denaro, e le discussioni approfondite sugli sport che richiedano conoscenze preliminari. La ricchezza (produttrice di «words that suggest wealth are excluded because they could make kids jealous»), nelle sue diverse manifestazioni: homes with swimming pool, expensive gifts, vacations and prizes e perfino il computer in casa, perché non tutti ne posseggono uno; ammissibile, invece, «in a school or library setting». La religione, con tutto ciò che può esservi annesso:  l’evoluzione (sgradita ai creazionisti) e i dinosauri, perché la ricordano; il compleanno, perché i Testimoni di Geova non lo festeggiano; Halloween, perché suggerisce il paganesimo; cerimonie e feste religiose in genere («including but not limited to Christmas, Yom Kippur, Ramadan»).

Ha dichiarato una dipendente del Dipartimento: «This is standard language that has been used by test publishers for many years and allows our students to complete practice exams without distraction». A me pare che sotto la maschera del funzionalismo didattico si celino invece i soliti eccessi del puritanesimo e del perbenismo americano.

 

Commenti | 13 risposte

  1. Posso capire omettere temi come gli abusi sui minori, che andrebbero trattati a sé e da personale specializzato, ma per la maggior parte si tratta di parole che fanno parte della realtà quotidiana, come la povertà, i senzatetto, il fumo, le catastrofi. È un’esagerazione. In quel modo si rischia di diseducare il bambino, offrendogli un’utopia anziché il quadro reale della vita.

  2. Tutto ciò può rivelarsi un’arma a doppio taglio.E’ bene preservare i fanciulli da argomenti delicati che forse risulterebbero traumatici ai più piccoli (violenza,abusi,pornografia,culti esoterici…),ma quanto meno,è bene parlare loro delle problematiche della vita odierna(crisi,povertà,dipendenze da alcol e droga,rapporto con la religione)in chiave educativa e in qualche modo preventiva,in modo che sin da piccoli e in modo graduale prendano coscienza del mondo in cui andranno a vivere.Meglio aprire loro gli occhi,prima che cadano da soli nel baratro.

  3. È molto interessante veder riconosciuta ufficialmente la forza evocativa delle parole. Ma proprio per questo le misure prese dal Dipartimento dell’educazione hanno del patetico, perché la lotta è impari. Indicativo il punto che riguarda le parole connesse con l’idea di ricchezza. Sembra che, svanito il sogno americano, si vuole che almeno i bambini continuino a fare sonni tranquilli.

  4. È giusto tutelare i bambini non mettendoli di fronte a concetti che ancora non sono in grado di capire o che potrebbero turbare le loro menti, come il caso degli abusi fisici e sessuali, la violenza, lo spargimento di sangue e la pornografia; altra cosa è omettere termini che aiuterebbero il bambino nella comprensione di problemi e situazioni davanti ai quali potrebbe trovarsi nel corso della sua crescita, quali ad esempio la ricchezza, la povertà, la religione. Sembra quasi di trovarsi di fronte ad una sorta di politicamente corretto versione bambino, in cui i termini in questione non possono essere nominati facendo ricorso a qualche espediente lessicale, ma addirittura non possono essere nominati affatto! Come reagirà un bambino che per caso vedrà un signore in un angolo del marciapiede addormentato su uno strato di cartoni non sapendo nemmeno cosa siano i senzatetto? O come reagirà se mentre guarda la tv da solo si ritrova ad assistere alle immagini degli effetti di calamità naturali come gli tsunami?
    Questa direttiva rischia di offrire ai bambini una prospettiva di un mondo libero da problemi che in realtà non esiste.

  5. Vorrei iniziare con una parola: “controllo”.
    Questo è quello che vogliono l’America (non intesa come La Casa Bianca) e tutti i poteri forti; è
    attraverso la censura e l’ignoranza che ci manovrano.
    Non si tratta né di eccesso di puritanesimo né quantomeno (come già scritto sopra) di funzionalismo didattico, ma di semplice e puro controllo delle masse, che ci propinano da sempre; partendo dalla scuola e passando poi per la noiosa, senza futuro, alienante e deprimente vita di tutti i giorni che queste cricche di potenti ci fanno passare per realtà.
    Tutto quello che non appare non esiste.

  6. Mi rendo conto di andare contro corrente nella stesura del mio commento, dal momento che la maggior parte degli utenti che prima di me ha risposto ha focalizzato la propria attenzione sulla giusta tutela del minore.
    Sono infatti fermamente convinta che le capacità di un bambino di metabolizzare le informazioni sia nettamente maggiore rispetto a quelle di un adulto e, per questo, questa attenzione volta a non sconvolgere la sua presunta fragile mente sia eccessiva. Parlo con cognizione di causa e pertanto voglio darne un esempio pratico.

    Sono portatrice di un handicap fisico – lungi da me utilizzare il politicamente corretto e stucchevole “diversamente abile”, preferirei di gran lunga essere definita “zoppa” o “storpia”, visto che la patina di correttezza non riesce a nascondere l’intrinseco concetto di inferiorità che qualsiasi di queste definizioni veicola – e ho subito l’amputazione dell’arto inferiore sinistro. Questo non mi impedisce di certo di godere delle spiagge o di un parco acquatico, per cui mi è capitato spesso di assistere a diverse forme di reazione alla vista del moncone di gamba rimasto. Quelle degli adulti sono le classiche reazioni ipocrite: non chiedono, non sta bene farlo, non mostrano apertamente di essere disturbati, non sarebbe educato, eppure continuano a lanciare occhiatine continue, divisi tra il senso di disagio e la curiosità morbosa. Le reazioni dei bambini, invece, sono limpide: “Perché hai la gamba così?” Mi chiedono spesso. Ed io rispondo semplicemente: “Perché quando ero piccola come te mi sono ammalata e mi sono fatta male”. Una risposta che gli basta. Ci pensano per qualche istante e poi tornano a giocare come niente fosse. Questo sono i bambini, ancora liberi da tutte le sovrastrutture che la società gli imporrà una volta divenuti adulti.

    Quindi mi chiedo se questa censura, perché di questo si tratta sebbene nascosta dalla presunta volontà di tutelare il minore, non sia invece spia di un disagio degli adulti. Il disagio degli adulti che, impreparati davanti alla giusta curiosità dei bambini, non sanno come affrontare le loro domande e rinunciano ad insegnare. E’ più facile, tanto più facile, demandare ai genitori la spiegazione di argomenti scottanti, più facile evitare di toccare argomenti come la giustizia sociale e, più in generale, la società stessa e le sue dinamiche. Ecco quindi che si omettono le parole che possono anche soltanto rischiare di stimolare la curiosità.

    Mi chiedo se, più che tutelare il minore, si voglia tutelare l’immagine di una città, di una nazione, che prometteva a tutti ricchezza e benessere e invece si è ritrovata ad aver fallito. Non si nega il Sogno Americano, si nega di aver fallito nel realizzarlo. Si finge che la povertà non esista, si nega l’esistenza di pochissimi ricchi e moltissimi poveri. Si negano le differenze sociali in modo che i bambini non interiorizzino, fin da piccolissimi, che la società americana è ingiusta e che è necessaria un’inversione di rotta che non farebbe piacere a quei pochi ricchi seduti comodamente sulle loro poltrone.

  7. Credo che un comportamento del genere da parte del Dipartimento dell’Educazione sia eccessivo. Sicuramente bisogna tutelare i bambini da visioni troppo cruente. Certi fatti spaventano gli adulti, e certamente un ragazzino potrebbe rimanerne impressionato; è però anche vero che, se si tende a proteggerli troppo, i bambini verranno poi a contatto con la realtà in un modo brusco. Inoltre l’elenco di termini citati nell’articolo sarebbe eliminato in ambito scolastico ma sopravviverebbe in altri ambiti. In conclusione, secondo me, è importante che si familiarizzi con questi vocaboli e il loro significato fin da piccoli. E penso sia altrettanto fondamentale che siano gli insegnanti a spiegarli agli alunni in maniera graduale, in modo che questi non siano tagliati fuori dalla realtà.

  8. Sono d’accordo con Carlo quando scrive che questo fa parte di un piano di controllo. Gli americani hanno sempre voluto diffondere la loro idea utopica degli Stati Uniti e del loro modello di vita e per farlo la popolazione per prima deve credere a questo ideale. Così iniziano ad “istruire” le menti sin dall’ambito scolastico. Penso sia giusto tagliare gli argomenti più crudi (pedofilia, violenza, abusi sessuali) ma è una cosa semplicemente assurda che vengano omessi degli argomenti della quotidianità solo perché considerati brutti o discriminatori. I bambini non devono essere estranei alla realtà e vivere solo nell’universo delle favole. Anche loro hanno il diritto di sapere cosa avviene nel mondo reale, e che non sempre tutto finisce col lieto fine.

  9. Leggendo queste righe non ho potuto fare a meno di provare una certa sensazione di disgusto per l’ipocrisia che contraddistigue i fatti esposti. Non riesco a credere al buonisimo che i promotori di questa iniziativa vanno cantando, e mi viene da pensare che sia soltanto uno schermo astratto dietro al quale nascondersi per evitare di operare concretamente contro le discriminazioni reali presenti nella nostra società. Ritengo infatti che modificare il linguaggio non possa di riflesso, far si che anche i comportamenti e i pensieri cambino. Inoltre, se portato agli eccessi, come in questo caso, il puritanesimo è una cosa ridicola. Imboccando pedissequamente la strada del politicamente corretto, tra l’altro, si dovrebbe ricostruire globalmente e rivoluzionare ciò che siamo stati per secoli, coprendolo sopra una coltre di ombra e di vergogna, etichettandola come razzista, omofoba, islamofoba e chi più ne ha più ne metta. Inutile, utopico e troppo pretenzioso pretendere di stravolgere non solo il linguaggio ma i modi di pensare.

  10. Trovo sia inutile impedire a un bambino di potersi esprimere liberamente, sopratutto per quanto riguarda temi semplici o quotidiani (il ballo, la televisione, i videogiochi, la povertà e il disagio…) e dubito che possa capire veramente il motivo per il quale gli venga proibito di utilizzare determinate parole. Siamo di fronte alla solita trovata superficiale degli adulti per dare l’impressione di una maggiore attenzione alla tutela dell’infanzia.

  11. Questo argomento è molto importante, perché coinvolge decisioni che non vanno prese alla leggera. Tutelare i bambini e i giovani da argomenti crudi è una cosa, evitare argomenti come la povertà e i senzatetto è un’altra perché così si “tagliano le gambe” al loro sapere. Se si proteggono i bambini da tutte le cose che succedono nel mondo loro inizieranno a credere che tutto nella vita sarà facile e senza problemi. Penso che fino a una certa età essi debbano vivere spensierati, ma questo non deve impedir loro di sapere o di informarsi com’è veramente la vita e che non è tutta rosa e fiori.

  12. Da quanto emerge nell’articolo ciò che maggiormente mi trova d’accordo è una volontà di fondo (anche se in questo caso esasperata) di preservare e difendere il bambino da fattori che potrebbero turbarlo e segnare negativamente la sua crescita. Infatti è un diritto dei più piccoli poter crescere e imparare gradualmente, secondo i propri tempi, quanto è dato loro da apprendere. In tutto ciò però si rivela fondamentale il ruolo dei genitori, che devono essere i primi ad avere a cuore che i propri figli giochino quando è tempo di giocare, e sostenerli quando iniziano a dare un giudizio sulle criticità presenti nel mondo che li circonda quando sviluppano una propria capacità critica. In tale contesto la scuola, certo, non deve sottrarsi al dovere di educare, senza censurare quegli aspetti che seppur problematici fanno parte di ciò che è essenziale nella vita. In questo contesto non solo certe dialettiche o un certo modo “politically correct” si mostra inutile ma anche deleterio.

  13. Penso che un’eccessiva restrizione sull’uso dei vocaboli utilizzabili in un test limiti le potenzialità dello studente di esprimersi. Viene inoltre fatta una discriminazione su quali siano le parole più o meno consone da usare utilizzando criteri sindacabili, che pongono il bambino nelle condizioni di trattare una gamma di argomenti “controllati” e ristretti.