Parole per un anno
04/06/2012Il 6 giugno prossimo prenderà il via la prima edizione del Festival di Letteratura di Milano. La Società Dante Alighieri aprirà la manifestazione con un evento sulle parole, a cui parteciperanno Alberto Gaffi, Ale Agostini, Viola Di Grado, Filippo La Porta, Stefania Rabuffetti, Antonio Riccardi, Igiaba Scego, Paola Soriga, Michele Mirabella; il tutto coordinato da chi scrive (FNAC – via Torino 45, angolo via della Palla).
Poeti, intellettuali, traduttori e scrittori giocano a selezionare parole. Una a testa: spiegando il perché della propria scelta; associando il termine a un giorno dell’anno; costruendoci sopra una frase, estratta dai propri o altrui testi o elaborata allo scopo. Da queste parole prenderà le mosse un dibattito che avrà lo scopo di coinvolgere i presenti, i quali, a loro volta, dovranno indicare altre parole e costruirvi sopra altre frasi. Un’avventura lunga 365 giorni, che proseguirà in rete, coinvolgendo anche i nostri lettori, dopo la chiusura del Festival (quel certo giorno verrà assegnato alla prima persona che avrà inviato la sua parola, gli altri potranno però inviare comunque i loro commenti). Alla fine saranno premiati i selezionatori e i commentatori migliori e sarà magari ricavato dal tutto un bel libro, di 365 voci e altrettanti commenti.
Tutti a caccia di parole, personaggi noti e persone comuni. Perché, ricordando una celebre battuta di Nanni Moretti ormai divenuta un adagio, le parole sono importanti. A ciascuno le sue.
08:43
Caro Arcangeli,
ci vengo. A che ora è l’incontro?
Eta Beta
06:45
Alle 17
19:07
Evento molto interessante che riguarda un argomento più che mai attuale. Viviamo nell’epoca dei social network, un’epoca nella quale la corsa per prendere posto sulle varie piattaforme è sempre più selvaggia. Tutti a correre ad iscriversi, a creare il proprio account. Ma sono in pochi quelli che realmente si preoccupano dei contenuti, quelli che infilano realmente qualcosa di concreto all’interno del proprio pacchetto virtuale, andando oltre la banalità dell’immediatezza.
Trovo utile citare a questo proposito un proverbio arabo, secondo il quale una parola prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte. Sull’arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: ” È vera?” Sulla seconda campeggiare la domanda: ” È necessaria?” Sulla terza essere scolpita l’ultima richiesta: “È gentile?” Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande.
Il problema sta nel fatto che le parole che molti di noi utilizzano non supererebero queste porte. Le parole si sprecano inutilmente, non solo sui social media, ma anche nella vita reale. Troppo spesso, citando Uma Turman in Pulp Fiction, “sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci a nostro agio”, quando invece sarebbe preferibile fermarsi un attimo, riflettere, e calibrare con attenzione le parole da utilizzare.