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Osservatorio della lingua italiana

‘Locatizio’ / ‘Locatorio’

04/02/2013

Condividilo in un tweet: Per il burocratese e il giuridichese sono canoni e contratti locatizi (o locatori). Tu #dillopiufacile: canoni e contratti d’affitto.

 

La legge n. 392 del 1978, che è più nota come legge sull’equo canone e che è in buona parte stata mandata in soffitta dal legislatore per essere sostituita dalla meno rigida legge n. 431 del 1998, continua a far parlare di s[è].

La Cassazione, con una pronuncia del 18 ottobre 2012, ha dato risposta al seguente quesito: ai fini del calcolo del canone locatizio, il giudice adito deve tenere in considerazione il classamento catastale ufficiale, ossia quello risultante presso i competenti uffici dell’agenzia del territorio, oppure può, ai soli fini della decisione, sostituirlo con uno più coerente con [la] situazione di fatto?

La risposta ha considerato come legittima questa seconda ipotesi: il classamento può essere variato ai fini della decisione dalla causa.

Per completezza – prima di leggere direttamente dalle parole dei giudici di piazza Cavour il perché di questa presa di posizione – è bene ricordare che con la locuzione classamento catastale s’intende fare riferimento al valore assegnato ad un’unità immobiliare ai fini del calcolo delle imposte fondiarie.

In questo contesto ed ai fini della decisione di una controversia sul canone locatizio calcolato ai sensi della legge n. 392/78, la valutazione può essere “rivista” dal magistrato chiamato a risolverla.

 

Fonte

 

Sorvoliamo su altre asperità lessicali (i giudici aditi, le classazioni catastali), come abbiamo spesso fatto in altri casi, e concentriamoci su locativo. La locazione, giuridicamente, è cosa diversa dall’affitto:

I protagonisti del contratto di locazione (che dovrebbe sempre essere chiamato così perché l’affitto, nel Codice civile, è un contratto che riguarda i terreni) sono comunemente chiamati proprietario e inquilino. Ma giuridicamente i loro nomi sono, rispettivamente, locatore e conduttore.

 

Fonte

 

Col diritto, d’accordo, non si scherza. Mi chiedo però se canone locatizio (o locatorio) e contratto locatizio (o locatorio) siano espressioni così necessarie, se quell’affitto e quella locazione non possano rispettivamente diventare, anche in campo giuridico, affitto di un terreno e affitto di un appartamento (o di un qualunque altro bene mobile o immobile). Potremmo così rinunciare a locatizio (e locatorio) per un bel d’affitto. Al locatore potrebbe facilmente subentrare un proprietario, al locatario – e all’ancor più irritante conduttore  – un affittuario (o un inquilino). E locare e locato, in fondo, non potrebbero anche loro cedere il posto ad affittare e affittato?

 

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Il Dizionario del Parlar Chiaro:
Efficientamento delle risorse umane –> Miglior rendimento (delle persone) sul lavoro / miglior rendimento lavorativo.
(Non) effettuare attesa –> (Non) dover attendere.
Declinare le proprie generalità –> fornire (o dare) i propri dati anagrafici (o personali).
Generalizzare –> prendere (o registrare, o acquisire) i dati anagrafici (o personali).
Condizione ostativa –> impedimento, ostacolo.
Escutere (un testimone) –> interrogare
Arrecare nocumento –> arrecare (o recare) danno.
Attergato / Attergare –> retroscritto, retroscrivere.
Conferire (rifiuti)/ Conferimento (di rifiuti) –> depositare, deposito.
Attenzionare –> evidenziare (qualcosa) o sorvegliare (qualcuno).
Possidenza / impossidenza  –> possesso o non possesso.
Testé –> appena oppure per ora.
Espresso in narrativa –> (già) detto, (già) esposto, (già) affermato, (già) indicato.
Spendita ->spesa, spaccio, utilizzazione.
Opporre un diniego ->  rifiutare

Commenti | 4 risposte

  1. Mi permetto di dissentire da una certa filosofia linguistica che rende la comunicazione molto o troppo chiara. Escutere un teste è un ottimo esempio di una locuzione specialistica che possiede un certo suo fascino e siccome ogni cittadino ha a che fare con la giustizia civilistica o penale, mi sembra doveroso nonché utile spendere le proprie energie per informarsi sul significato dell’espressione. Quanto a efficientamento … ne ho piene le tasche …

  2. Se possiamo sorvolare sull’uso nel diritto civile di contratto Locatizio e contratto Locatario ,non si può non notare che il difficilese qui ha dato il suo contributo regalandoci altri due termini : Locatore e Conduttore .Nei primi due casi infatti abbiamo una sfumatura semantica lievemente differente rispetto al significato di “affitto”. I primi due termini infatti stanno ad indicare un bene immobile , mentre con affitto ci si riferisce ai contratti che riguardano i terreni .La faccenda però sembra diversa se guardiamo Locatore e Conduttore che designano entrambi i protagonisti dell’accordo .Mi chiedo infatti che differenza c’è tra colui che offre un appartamento in cambio di una cifra di denaro versata periodicamente, o chi invece faccia lo stesso con un appezzamento di terreno .

  3. Ciò che mi lascia tremendamente perplessa è come sia possibile che la pubblica amministrazione, che nemmeno a dirlo ha il dovere di occuparsi e curare gli interessi di tutti i cittadini, faccia considerevole uso di una terminologia così complicata e orrida , comprensibile (ma non sempre) solo da una stretta nicchia di persone. Fin dall’epoca antica il linguaggio burocratico fa da portavoce a istituzioni di un certo spessore, giuridiche come nell’esempio di questo articolo, ma attualmente il burocratese è ben lungi dall’essere il mediatore tra la collettività e la le innumerevoli norme amministrative.
    L’articolo sopraccitato è uno dei tanti esempi di come il giuridichese sia in grado di sfavorire la comprensione di fatti della quotidianità, come ad esempio un normale contratto d’affitto. Forse però in questo caso specifico, più che l’astrusità del linguaggio, si incrimina piuttosto la sua ampollosità; vengono usati termini pesanti, poco utilizzati nel quotidiano, che potrebbero essere soppiantati da espressioni più accessibili. Neanche a farlo apposta, proprio ieri mi è capitato tra le mani il contratto dell’appartamento dove mi trovo attualmente per frequentare l’università di Cagliari: della parola locazione e derivati non appare nemmeno una volta la variante affitto, affittare, affittuario; per non parlare del noioso ‘’conduttore’’, che ad una prima lettura mi aveva recato non poca confusione.
    La domanda è: perché impegnarsi a complicare ciò che di fatto ha il diritto e il dovere di essere il più limpido e semplice possibile? Forse lo scopriremo in uno dei prossimi episodi de ’’l’ammazza italiano’’. La battaglia è appena cominciata!

  4. Inutile stravolgere la lingua (e la mente di chi legge tentando di comprendere il minimo indispensabile..) con queste scritture condite da parole conosciute solo dai vocabolari, l’ostentazione di terminologie così “esagerate” risulta essere superflua e priva di senso.
    Non occore neanche il bisogno di mettersi al posto di un individuo straniero che necessita di una casa e che si ritrova davanti a queste righe alienanti perchè, molto probabilmente, una persona italiana avrebbe comunque parecchie difficoltà nel cercare di comprendere questo burocratese.
    Evince poca coerenza tra i termini del burocratese soprascritto e il lessico che usiamo comunemente.
    “E locare e locato, in fondo, non potrebbero anche loro cedere il posto ad affittare e affittato?” La risposta pare ovvia ma a quanto risulta l’autore del testo soprascritto tra grandi virgolette è così bravo ad utilizzare termini fuori misura ma non altrettanto bravo a rispondere a domande retoriche come questa…
    Mi chiedo se chi usa questo tipo di linguistica sia cosciente della poca chiarezza che presenta in un ambito che invece non dovrebbe creare nessuna confusione..